L’ipnosi nel trattamento dei disturbi d’ansia

Quando si pensa all’ipnosi nell’immaginario comune viene in mente una persona che ordina ad un’altra “Rilassati! Rilassati!“.
Sebbene questo luogo comune non renda giustizia alle multiple sfaccettature che lo strumento ipnotico ha nella clinica, sicuramente evidenzia la stretta correlazione che c’è fra l’ipnosi e l’ansia, o meglio il suo opposto: il rilassamento. Le ricerche che sono state svolte negli ultimi decenni hanno dimostrato in che modo le tecniche ipnotiche, integrate con tecniche di tipo Cognitivo-comportamentale, possano amplificare gli effetti del trattamento nei disturbi d’ansia. In questo articolo cercheremo di illustrarne i vantaggi.

Il disturbo d’ansia è un disturbo psicologico pervasivo e debilitante.
In alcuni casi, le persone possono avvertire anche i sintomi del panico.
E nei casi più gravi possono sviluppare agorafobia, con un relativo aumento del disagio sociale (es. perdita del lavoro). C’è da dire che nella maggior parte dei casi non si arriva ad una gravità tale, tuttavia l’ansia è un fenomeno sempre più diffuso, anche nella popolazione giovanile. Questo ci fa dire che è necessario intervenire tempestivamente con protocolli di intervento efficaci.

Gli studi in merito all’efficacia dell’ipnosi integrata nei protocolli di Psicoterapia Cognitivo-comportamentale ci dicono che, in assenza di altre patologie correlate, un percorso medio di 10-20 sedute è in grado di risolvere il problema ansioso limitando le ricadute nel tempo.
Non ci soffermiamo sui vari sintomi dell’ansia, ma rimandiamo il lettore ad articoli specifici in merito. Andiamo però a vedere in quali parti del protocollo di trattamento si possono inserire le tecniche ipnotiche.
Una parte fondamentale di tutti i trattamenti per l’ansia riguarda l’apprendimento di tecniche per il controllo dei parametri fisiologici, in parte responsabili del mantenimento del circuito ansioso.
La modificazione del respiro e l’allentamento delle tensioni muscolari sono le prime competenze che la persona ansiosa deve imparare a sviluppare e mettere in pratica per tenere sotto controllo i propri sintomi.

Le tecniche ipnotiche consentono al soggetto di prendere consapevolezza del proprio corpo, delle tensioni sia esterne che interne e di allentarle attraverso delle visualizzazioni guidate. Vengono pertanto insegnate al soggetto tecniche di autoipnosi, basate sulla respirazione e il rilassamento muscolare, in grado di allentare lo stato di allerta che possono essere utilizzate in autonomia (attraverso dei comandi post-ipnotici) per tenere sempre sotto controllo il livello di attivazione ansiogena.
Un altro aspetto importante che mantiene attivo il circuito dell’ansia è il pensiero catastrofico e la ruminazione (ossia il pensiero ricorrente su una determinata preoccupazione).
Le persone che soffrono di ansia tendono a sovrastimare i pericoli derivanti da alcune azioni o situazioni. Ovviamente, questi pensieri catastrofici non hanno quasi mai un riscontro oggettivo (per fortuna!) ma rimangono a livello di preoccupazione costante per la persona che le vive.

Le tecniche ipnotiche che consentono la proiezione nel futuro sono estremamente efficaci per permettere alla persona di vivere gli scenari temuti con delle sensazioni fisiche totalmente differenti da quelle esperite normalmente. Si aiuta così la persona a proiettarsi nel futuro e vivere un’attivazione emotiva adeguata, non ansiogena, in grado di rendere il soggetto consapevole dell’esagerazione dei pensieri negativi.
Questo processo consente una rivalutazione dei pensieri negativi e, associato a tecniche cognitive di ristrutturazione del pensiero, permette lo scardinamento delle distorsioni cognitive alla base del processo ansioso.

Le tecniche ipnotiche di tipo regressivo permettono inoltre al soggetto di riesaminare eventi passati, in cui ha sperimentato ansia, amplificando la percezione dei dettagli e aumentando la consapevolezza.
In questo frangente si aiuta così la persona ad essere più consapevole delle strategie di evitamento e delle strategie protettive che ha messo in atto e che hanno contribuito a mantenere elevata l’attivazione ansiogena.
Un altro aspetto su cui l’ipnosi può essere integrata ad altre tecniche è sicuramente il lavoro sul processamento e l’accettazione delle emozioni.
Le strategie di evitamento messe in atto quando si sperimenta ansia servono, nel breve termine, ad allontanarsi dalle emozioni spiacevoli. Imparare ad accettarle, a viverle senza provare un disagio estremo è di fondamentale importanza per debellare l’ansia. Le tecniche di mindfulness(che hanno una stretta attinenza con le tecniche ipnotiche) hanno dimostrato di essere estremamente efficaci per operare su questo punto.

Per concludere possiamo dunque dire che l’ipnosi, come tecnica integrativa affiancata a tecniche Cognitive-comportamentali, ha dimostrato negli anni un estrema utilità nel trattamento del disturbo d’ansia generalizzato, nel trattamento del panico e delle fobie. Come sempre non dobbiamo pensare all’ipnosi come una “bacchetta magica” ma come una delle valide opzioni che abbiamo a disposizione per contrastare un disagio psicologico che ci affligge.

Fonti
  • Lynn J.S., Kirsch I., “Essential of clinical hypnosis. An evidence based approach“, American Psychological Association, Washington 2002