L’uso integrato dell’ipnosi nella terapia cognitivo-comportamentale

Il panorama degli Psicologi e Psicoterapeuti è tendenzialmente molto eterogeneo. Due Psicoterapeuti, con approccio o “orientamento” diverso posso trattare lo stesso problema in due modi completamente differenti. Questo non è sempre chiaro per i clienti che ci contattano e che si trovano a doversi muovere in un mondo sconosciuto, cercando di trovare il terapeuta che possa dar loro l’aiuto migliore senza però avere idea di quale possa essere la strada migliore per loro. Le persone che mi contattano hanno, giustamente, questa difficoltà e spesso mi dicono: «Ho scelto lei perché mi è piaciuto quello che ha scritto e spero possa aiutarmi».

La grande eterogeneità degli approcci psicoterapeutici non aiuta le persone a scegliere con consapevolezza il percorso di lavoro più adatto a loro e spesso, dunque, si affidano al caso, alla sensazione, alla vicinanza tra il mio studio e la loro abitazione, ecc.
Questo articolo vuole dunque aiutare il lettore a capire meglio qual è il mio metodo di lavoro. Pertanto parlerò dell’integrazione delle tecniche ipnotiche all’interno dell’approccio cognitivo-comportamentale.

La CBT (Cognitive-Behavioural Therapy) ha avuto, grazie alle evidenze scientifiche, un enorme evoluzione negli ultimi decenni. E nello stesso periodo si sono moltiplicati gli sforzi per integrare nella CBT altri approcci, quali ad esempio l’ipnositerapia. Il risultato è stato un numero sempre crescente di studi scientifici volti a dimostrare l’efficacia del trattamento integrato tra la CBT e l’ipnosi per il trattamento di numerosi disturbi.
Nasce così quella che in inglese viene chiamata la “Cognitive Behavioural HypnoTherapy (CBHT)“. In italiano, potremmo tradurre con terapia cognitivo comportamentale ad indirizzo ipnotico.

Riassumiamo alcuni punti fondamentali dell’approccio cognitivo-comportamentale:

  • il modo soggettivo con cui interpretiamo le situazioni (positive e negative) che ci accadono nella vita, e di conseguenza i comportamenti (più o meno funzionali) che generiamo, è frutto del nostro modo di pensare e di sentire emozionale;
  • questo modo di pensare, sentire e agire è frutto di un’interazione fra “variabili personali” e esperienze vissute;
  • il modo di interpretare la nostra realtà è un processo attivo, spesso automatico o inconsapevole, ma sempre frutto della persona;
  • le persone possono sviluppare pensieri, credenze, convinzioni che guidano il comportamento in modo non appropriato alle circostanze generando così disagio e sofferenza psicologica;
  • ci sono delle situazioni attivanti “stressor” (sia interni che esterni) che portano la persona a mettere in atto dei “circoli viziosi” che alimentano una situazione di patologia o sofferenza;
  • i processi cognitivi che portano la persona a non riuscire ad affrontare le situazioni in modo funzionale possono essere modificati.

L’approccio cognitivo-comportamentale viene indicato dal National Institute of Menthal Health, sulla base di numerosi studi scientifici, tra i trattamenti più efficaci in numerose situazioni specifiche (es. ansia, depressione, disturbi bipolari, fobie, attacchi di panico, ecc.)

Come si inserisce l’ipnosi in tutto questo?

La storia dell’ipnosi risale a tempi remoti e solo negli ultimi decenni, con l’avvento degli strumenti di neuroimaging (risonanze magnetiche, PET, EEG) si è riuscito a dimostrare cosa accade nel cervello delle persone in stato di ipnosi confutando così l’ipotesi che fosse solo una mera “suggestione“.
È dimostrato ormai che in stato di ipnosi il nostro cervello funziona in una maniera differente al normale stato di veglia. E questo funzionamento può essere molto utile per superare e affrontare alcune problematiche psicologiche.

Allo stato attuale, l’ipnosi è stata utilizzata in combinazione con l’approccio cognitivo comportamentale in diverse situazioni cliniche:

  • ansia
  • trattamento del dolore cronico
  • obesità
  • disassuefazione da fumo
  • depressione
  • ipertensione e insonnia

I risultati di numerose meta-analisi (un’analisi dei risultati di numerose singole ricerche su uno specifico tema) suggeriscono che l’introduzione delle tecniche ipnotiche in questi ambiti porta un significativo aumento dell’efficacia delle tecniche cognitive-comportamentali.

Riportiamo una tabella con i risultati più significativi dove è già stata dimostrata l’efficacia del trattamento integrato tra ipnosi e CBT.

A questa lista se ne aggiunge un’altra dove l’efficacia dell’ipnosi in integrazione con la CBT per il trattamento di alcune situazioni specifiche è in via di validazione scientifica, ma ci sono delle prove empiriche che fanno pensare ad un risultato positivo di questa validazione.

Bibliografia
  • Wark, David M. (2008), “What we can do with hypnosis: a brief note“, American Journal of Clinical Hypnosis”, July 2008